Gli Afidi

Afidi: piccoli sì, ma di successo!

 

 

Quando li si vede appaiono piccoli e apparentemente tutti uguali tra loro, se non che presentano colorazioni dal verde al giallo, dal bruno al nero. Ma sotto questo aspetto dimesso si celano degli insetti di successo, che si nutrono di linfa dalle piante ospiti, che sono in grado di riprodursi in maniera rapida e massiccia e che, oltre alle loro ali, sfruttano il vento per diffondersi. Per questo, gli Afidi (o “Pidocchi delle piante”) sono tra gli insetti che entrano più in competizione con l’uomo, soprattutto da quando quest’ultimo ha incominciato a coltivare le piante.

Senza entrare nei dettagli più barbosi della sistematica, gli Afidi fanno parte dell’ordine dei Rincoti (o Emitteri), cioè di quegli insetti dotati di una bocca a forma di rostro e di ali parzialmente sclerificate, e sono considerabili i parenti più stretti di Aleurodidi, Psille e Cocciniglie, formando uno dei club più odiati da parte dei pollici verdi di tutto il mondo.

All’interno della superfamiglia Aphidoidea, infatti, sono annoverate sia specie che succhiano la linfa direttamente dai tessuti verdi delle piante e sia quelle che inducono la formazione di galle (all’interno delle quali si nutrono e completano lo sviluppo): praticamente, nel primo caso abbiamo quelli che formano manicotti di “pidocchietti” direttamente sulle piante, mentre nel secondo caso abbiamo quelli più “artistici”, ovvero in grado di formare delle escrescenze dalle forme più o meno strane.

L’interesse fitosanitario degli Afidi è in larga parte dovuto all’enorme varietà di specie vegetali sui quali riescono ad alimentarsi; anche se esistono specie che si nutrono di pochi vegetali, ve ne sono altre in grado di nutrirsi senza problemi su decine e decine di piante differenti. Praticamente non esiste pianta che non possa essere attaccata da questi insetti!

Gli Afidi si nutrono più o meno alla stessa maniera di quando beviamo una bibita con la cannuccia, ovvero inserendo il loro rostro nel tessuto verde della pianta e succhiando la linfa; una volta digeriti i nutrienti, la gran parte dei liquidi assunti verrà in parte espulsa dall’addome sotto forma di melata, essenzialmente una sostanza acquosa ad alto tasso zuccherino, che finisce per imbrattare i vegetali dove sono presenti questi insetti.

Tutto questo ben di Dio richiama inevitabilmente diverse specie di Formiche, che hanno stabilito una simbiosi mutualistica con gli Afidi: il “contratto” è chiaro, in cambio di melata le fameliche Formiche garantiscono la protezione delle colonie afidiche dai loro predatori giurati (vale a dire Coccinelle, Crisope, Sirfidi, Imenotteri parassitoidi, ecc.). Quindi è piuttosto facile trovare delle Formiche intente a “mungere” gli Afidi, massaggiandoli con le antenne e vederle scendere dalle piante sazie di melata, con l’addome quasi trasparente alla luce da quanto è pieno!

I cicli di sviluppo di questi piccoli rincoti sono talora molto complessi, tuttavia ve li posso semplificare dicendo che, oltre alla deposizione di uova, le femmine di molte specie possono ricorrere alla partenogenesi, una tecnica riproduttiva che non necessita dell’accoppiamento con i maschi: questo fa sì che siano in grado di formare colonie molto numerose in tempi brevissimi, sfruttando a pieno la risorsa finché ce l’hanno a disposizione.

Tutte queste caratteristiche, sommate anche alla capacità di indurre deformazioni sulle foglie e di trasmettere alcuni virus fitopatogeni rendono gli Afidi tra gli insetti più dannosi alle colture. Tra questi, si possono citare, a titolo d’esempio, Aphis fabae (l’Afide nero delle Leguminose), Aphis gossypii (l’Afide delle Malvacee e delle Cucurbitacee), Myzus persicae (l’Afide verde del Pesco e delle ortive), Rhopalosiphum maidis (l’Afide verde delle Graminacee), Macrosiphum euphorbiae (l’Afide della Patata e del Pomodoro), Macrosiphum rosae (l’Afidone della Rosa) Viteus vitifoliae (la Fillossera della Vite), Phylloxera quercus (la Fillossera delle Querce), ecc., ma potrei andare avanti per ore, per la mia gioia e la vostra noia!

Al di là di metodi usati su larga scala, come reti anti-insetto o trappole cromotropiche, la lotta contro questi rincoti può essere condotta per mezzo di irrorazioni con molecole naturali ad azione insetticida, come il piretro e l’azadiractina (nota anche come olio di Neem), oltre che con le principali molecole di sintesi in commercio. Risultati apprezzabili, con buon effetto lavante della melata, sono possibili con irrorazioni di acqua e sapone di Marsiglia. Una discreta attività repellente la si può ottenere tramite irrorazioni a base di macerato di aglio o di pomodoro su piante sensibili.

Il mio consiglio, visto l’efficacia talora blanda di tali soluzioni naturali, è quello di effettuare i trattamenti in presenza di basse infestazioni, di bagnare bene la vegetazione (anche sotto le foglie!) e di ripetere i trattamenti ogni 10-15 giorni (ovviamente se la presenza degli Afidi creasse ancora problemi).

Tuttavia, le colonie di Afidi sulle vostre piante non devono essere considerate necessariamente un problema fitosanitario: come già accennato, questi “pidocchietti” sono la principale fonte di nutrimento per tante specie di insetti predatori! Questi sono in grado da soli di sterminare in pochi giorni anche le colonie più numerose, ovviamente non saranno in grado di rimettere a posto le foglie accartocciate…

Tra i predatori ci sono le voracissime larve e gli adulti di varie Coccinelle, considerate da molti simbolo di buon auspicio, le larve dei Crisopidi (vi consiglio di guardarvele al microscopio perché hanno delle mandibole da paura!) e le larve dei Sirfidi (che come segno del loro passaggio lasceranno delle “sgommate” nere sulle foglie, una specie di “ruttino” di fine pasto). Ai predatori si aggiungono, poi, i microimenotteri parassitoidi, vale a dire delle vespette in miniatura, in grado di nutrirsi a spese degli Afidi trasformandoli in “mummie”. Sì, avete letto bene!

Insomma, vedo che non mancano argomenti…

Al prossimo post!

Francesco Croci

 

Illustrazione Gianbattista Bertelli

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